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Pici con le briciole: un piatto povero e ricco di sapore

pici con le briciole

Pochissimi ingredienti, a volte, possono diventare un piatto gustoso e rappresentativo di un territorio. Accade così che quasi solo con acqua, farina e poco altro, sui colli attorno al lago Trasimeno, nell’area tra Perugia e Siena, nasca un piatto povero, ma ricco di tradizione: I pici con le briciole. È un tipo di pasta lunga, più grande degli spaghetti, della larghezza dei tagliolini, ma con uno spessore differente. Dev’essere preparata rigorosamente a mano. Nonostante la sua diffusione giunga fino a Viterbo, e siano molto apprezzati in tutta la zona nord dell’Umbria, i toscani affermano con fierezza di aver inventato questa pasta. In realtà i pici cambiano semplicemente nome in aree diverse e sono chiamati ad esempio “strangozzi”, “stringozzi” o “umbrichelli” fuori dalla Toscana. Comunque si vogliano chiamare, valgono un viaggio tra la Maremma e la Tuscia, come parte dell’esperienza di questi territori. ©Diego Funaro

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Roma profuma di cacio e pepe

Cacio e pepe

Non si può dire di conoscere Roma senza aver mangiato almeno una volta la “Cacio e Pepe” in una delle sue innumerevoli trattorie. È uno dei piatti tipici della tradizionale cucina povera romana, dalla preparazione semplice soltanto in apparenza e con pochi ingredienti selezionati con cura: primo fra tutti il pecorino romano D.O.P.
Come ogni piatto tipico ha una storia che affonda le sue radici in un passato indefinito e che sconfina nel mito. Le origini sono quelle dell’agro romano e di buona parte del centro Italia, fino ai monti abruzzesi e umbri, con pastori che stavano lontani da casa per diverso tempo e portavano con loro del cibo che si conservasse abbastanza a lungo e fosse anche gustoso e nutriente. In questo caso: pasta secca, pepe e formaggio di pecora stagionato. Già nel ‘700 la pasta condita semplicemente con del formaggio era diffusa in buona parte del Bel Paese e in “Viaggio in Italia” Goethe, descrivendo la cucina di Napoli, accenna: <<i maccheroni si cuociono per lo più semplicemente nell’acqua pura e vi si grattugia sopra del formaggio, che serve ad un tempo di grasso e di condimento>> . Nei secoli la ricetta originaria è stata canonizzata e per poi subire parecchie varianti, dal tipo di pasta che spazia dai classici spaghetti, fino a tonnarelli e rigatoni, al metodo di preparazione. Ogni osteria a Roma e dintorni, comunque vi assicurerà che la sua è la “vera Cacio e Pepe”. In ogni caso quando siete nella capitale, assaggiarla è quasi un obbligo. @Diego Funaro