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Tra le pietre della Sicilia sud orientale

Tra le pietre della Sicilia sud orientale

Ci sono luoghi che tornano alla mente per le loro atmosfere, magari per i profumi, per i colori e le forme di paesaggi e architetture. La Sicilia è certamente uno di questi posti, ha un’aria spesso solenne e il suo colore è quello della sua terra, delle sue spiagge e delle sue pietre, quasi dorato. Queste pietre che prendono forme immediatamente riconoscibili, anche da chi non ha mai messo piede nell’Isola, quando diventano uno degli edifici costruiti con uno tra i tanti stili architettonici siciliani, come il barocco dell’area sud orientale. [continua dopo le foto]

Se osserviamo attentamente, notiamo che c’è continuità tra le conformazioni che naturalmente l’acqua e il vento danno a sabbia e roccia e quelle, chiaramente più elaborate date da architetti e scultori. Michelangelo Buonarroti diceva di preferire la scultura alla pittura, perché scolpendo, toglieva il superfluo, rivelando l’anima del marmo. In modo analogo, può sembrare che i massi chiari di Trinacria dovessero inevitabilmente assumere certe forme, perché tale è la loro anima. La maggior parte delle volte, questa si mostra in maniera totale, come nel caso del duomo di San Giorgio e quello di San Pietro e nella chiesa di Santa Maria di Betlem a Modica. Nelle prime due chiese il barocco siciliano si manifesta con ricche decorazioni, mentre nell’ultima la facciata semplice custodisce le elaborate lavorazioni degli interni. La semplicità delle linee diventa ancora più marcata nelle abitazioni modicane, ma sempre con legame, un rimando agli edifici religiosi appena citati. Le case di fronte al duomo di San Giorgio, ad esempio, sembrano gli spettatori sulle gradinate di un teatro, mentre osservano l’esibirsi maestoso del protagonista di una scena. Ed è proprio così che appare il duomo. Le abitazioni del centro modicano sono elementari, quasi più prossime allo stato di pietra che a quello di costruzione. E tra queste dimore apparentemente umili si trova anche la casa natale di Salvatore Quasimodo, una casa simile al suo modo di fare poesia, semplice all’apparenza, ma colmo di significato. Alcune tra queste costruzioni si avvicinano ancor di più allo stadio primordiale di pietra, nascendo direttamente tra le pendici del colle su cui si sviluppa Modica, sfruttandone le pareti naturali e scavando la pietra, quasi come per i sassi di Matera. Per trovare il luogo dove questo rapporto tra l’edificazione e la natura diventa totale, occorre percorrere alcuni chilometri da Modica, per arrivare a Cava d’Ispica. Qui ci si ritrova in un canyon con immancabili pareti verticali abbastanza alte. Da lontano non si nota alcun intervento umano a modificare il paesaggio, ma addentrandosi con una guida tra i vari sentieri della zona, si iniziano a vedere dei fori nelle rocce, sembrano grotte naturali. Entrando in una di queste aperture, però, si capisce che sono state create ad arte per diventare case. E, in effetti, sono state abitate fino agli anni ’50 e fin da uno dei momenti più lontani della preistoria: il paleolitico. Nelle case più vicine ai nostri giorni, possiamo notare anche porte, scalinate e finestre, mentre imbattendoci in quelle più antiche, un occhio attento e preparato, può scorgere anche grotte rituali, con altari per antiche divinità acquatiche, qui infatti in antichità scorreva un copioso corso d’acqua che ora è poco più di un torrente.

Dirigendosi verso il mare, precisamente sulla spiaggia di Santa Maria del Focallo, si notano immediatamente le grandi dune di sabbia, modellate in continuazione dal vento. Avvicinando lo sguardo si nota come l’opera del vento sia davvero simile a quella di scalpellini, scultori e architetti che per millenni hanno plasmato queste terre. ©Diego Funaro