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Tra le pagine della storia: a 550 anni dal primo libro stampato

Tra le pagine della storia: a 550 anni dal primo libro stampato

Gesti quotidiani come leggere un messaggio sul telefonino o scorrere un articolo di un blog sembrano il frutto moderne rivoluzioni che cambiano rapidamente il nostro modo di comunicare. Ma per trovare le loro origini dobbiamo risalire a una rivoluzione della comunicazione molto più antica: l’invenzione della stampa a caratteri mobili

Grazie a un’intuizione di un orafo tedesco, infatti, in Europa si ebbe un aumento esponenziale del numero di libri. Era il 1455 quando Johannes Gutenberg utilizzò singoli caratteri di stampa metallici, con ogni lettera e segno di interpunzione, che potessero comporre qualsiasi parola. Una tecnologia molto più versatile di quella che sfruttava, invece, pagine incise nel legno e stampate con la tecnica della xilografia. In questo modo, la rapidità nella produzione, la qualità dei libri e i costi contenuti portarono a una diffusione sempre maggiore del sapere.

Il successo di questa invenzione (che in Estremo Oriente esisteva già da 400 anni) fu tale da permetterne una rapida espansione in tutto il continente. Fuori dai confini tedeschi, fu l’Italia a vedere stampato il primo libro con questa nuova tecnologia, precisamente 550 anni fa, cioè nel 1465 nel monastero benedettino di Santa Scolastica a Subiaco. A portare l’innovazione nel Lazio furono due tipografi tedeschi Konrad Sweynheym e Arnold Pannartz. È probabile che i due, in fuga da Magonza, ormai assediata, giunsero a Subiaco perché invitati dal cardinale Giovanni Torquemada. Qui, incontrando il sapere dei monaci devoti a San Benedetto e l’arte degli amanuensi, idearono dei caratteri speciali, detti “sublacensi” o “Subiaco Type” che sono il risultato della fusione delle grafie gotica e latina con alcune particolarità tipiche dei manoscritti monastici. Molti monaci si dimostrarono ottimi collaboratori dei due tipografi, sia perché ne condividevano le origini, sia perché preparati nell’arte di ligare, scribere, corrigere libros, ovvero rilegare, scrivere e corregere libri. Non solo, nel monastero benedettino di Santa Scolastica e in quello vicino del Sacro Speco, i due prototipografi ebbero a disposizione un gran numero di manoscritti da usare come originali per le loro stampe. [Continua dopo le foto]

Il primo libro a essere stampato fu una grammatica latina di cui non è rimasta traccia, mentre ad arrivare fino ai nostri giorni è il secondo testo che Pannartz e Sweynheym impressero con un innovativo e particolare torchio basculante nel monastero di Santa Scolastica: il “De Oratore” di Cicerone. Per stabilire la data di nascita di questo incunabolo è stato necessario l’intervento di Carlo Fumagalli, un bibliofilo di Cremona che lo acquistò nel 1875. Questi inizialmente non credeva di avere tra le mani un pezzo di storia, ma semplicemente una copia. Fu colpito, però, da una nota manoscritta che affermava che il volume era stato corretto ed emendato pridie kalendas octobres MCCCCLXV, ovvero prima della fine di settembre 1465. Successive ricerche hanno confermato l’autenticità della nota e hanno permesso di datare il tomo ai primi mesi di quell’anno.

A consolidare la diffusione della stampa a caratteri mobili a Subiaco non fu soltanto il più antico monastero benedettino, ma anche la presenza del fiume Aniene che con la sua acqua ha reso possibile per secoli la fabbricazione della carta. Fino all’inizio del XXI secolo, nella cittadina laziale era, infatti, attiva una cartiera e oggi nelle sue immediate vicinanze è stato creato un piccolo museo, il “Borgo dei Cartai” che illustra le antiche tecniche di produzione della carta. Un altro luogo a Subiaco celebra la storia della carta e della stampa: il “Museo delle Attività Cartarie e della Stampa” che si trova nella Rocca abbaziale, palazzo che fino alla fine di ottobre 2015 avrà anche uno spazio espositivo dedicato all’anniversario della stampa a caratteri mobili in Italia.

Qui, nel cuore dell’Appennino, dove San Benedetto intraprese la vita monastica, si incontrarono la tecnica tedesca e la cultura umanistica romana, per poi diffondersi nel resto d’Europa, contribuendo in modo significativo a definirne la cultura e tenerne vive le radici che arrivano fino all’Antica Roma. Per questo Pannartz e Sweynheym scelsero di stampare una raccolta di classici latini, primo tra tutti Cicerone. Probabilmente per monaci e prototipografi non erano solamente i contenuti ad essere importanti, la lingua latina, madre di buona parte delle lingue occidentali, è stata tenuta in considerazione stampando dei libri di grammatica.

Gutenberg prima e Sweynheym con Pannartz dopo, hanno reso possibile anche piccole azioni spontanee, come leggere un’email e un ebook. Non ci rendiamo conto, infatti, di quanto l’innovazione della stampa abbia cambiato le nostre vite. La rivoluzione portata dalla stampa a caratteri mobili è stata fondamentale per la popolarizzazione della lettura, almeno a livello potenziale, ma è stata la base per una serie di invenzioni future, per esempio la macchina da scrivere e successivamente il computer. Grazie ai due tipografi di Magonza, una porzione sempre maggiore di persone ha potuto esprimersi e far conoscere le proprie idee a un pubblico via via più vasto. È sempre grazie a Gutenberg e ai suoi allievi e collaboratori che oggi abbiamo a disposizione biblioteche, edicole, librerie, quindi il merito di questa particolare tecnica di stampa è quello di averci reso più informati, colti e con meno barriere. ©Diego Funaro

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