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San Domenico a Cocullo: chi l’ha visto?

San Domenico a Cocullo: chi l’ha visto?

L’arrivo della primavera è accompagnato da riti apotropaici di passaggio fin dalla preistoria, culti ancestrali  ripetuti nel corso di millenni. Le religioni di stato hanno di volta in volta inglobato e parzialmente alterato le divinità venerate dalle popolazioni, così come le cerimonie e le tradizioni. Ma ancora oggi è possibile partecipare a funzioni sacre che affondano le loro radici in tempi molto remoti. l’Italia è uno dei paesi più ricchi in tal senso e alcune di esse sono così famose da attirare folle di turisti provenienti da tutta Europa. È il caso della festa di San Domenico Abate a Cocullo, in Abruzzo. La giornata, dedicata al Santo nato a Sora, in Ciociaria, si è svolta, fino al 2011, nel primo giovedì di maggio. A partire da quest’anno è stata spostata al primo del mese a causa delle riforme del nuovo governo che impongono la riduzione dei giorni non lavorativi. La particolarità di questa festa è la partecipazione copiosa di serpenti non velenosi. La leggenda racconta che il priore di Montecassino inviò in regalo all’abate Domenico alcuni pesci, ma i frati che portavano il dono ne nascosero quattro poco fuori le mura per mangiarli sulla strada del ritorno. Domenico li ammonì avvertendoli che i pesci nascosti si erano trasformati in serpi. Giunti al nascondiglio trovarono effettivamente dei serpenti che tornarono pesci dopo essere stati toccati dall’Abate.

L’associazione con i rettili è un’assimilazione di culti preesistenti come quello del sacerdote Umbrone – di cui si ha notizia tramite l’Eneide – e della dea Angizia: entrambi erano signori dei serpenti e originari dell’odierno Abruzzo. Se un tempo erano i sacerdoti e gli dei a domare e incantare i serpenti, oggi sono i serpari autorizzati alla loro cattura dalla guardia forestale. La caccia al rettile inizia alcuni settimane prima della processione, quando il clima si fa più mite e l’inverno lascia posto alla primavera. I serpari battono i terreni dei monti attorno al piccolo borgo per prendere bisce, cervoni, colubri, lattari, saettoni e biacchi. I rettili sono poi custoditi dai serpari fino al giorno della processione. La mattina della festa del Santo i moderni Umbroni camminano tra le vie del paese con i serpenti attorno alle braccia e al collo. Gli animali storditi e spaventati sono costretti a subire anche il passaggio tra le mani di curiosi, che vogliono farsi immortalare in una foto col serpente, il suono della banda e dei mortaretti che segnano l’inizio e la fine delle celebrazioni. Oggi, fortunatamente, il termine della festa significa per loro il ritorno alla libertà: in un recente passato erano, invece, sacrificati sulla piazza della chiesa. Il culmine della cerimonia è la processione della statua del Santo che, all’uscita dalla chiesa, nel mezzo della folla assiepata, viene ricoperta di bisce e altri serpenti. Antropologicamente la festa può essere interpretata come un ristabilimento dell’ordine e una sconfitta del Male, un passaggio dall’oscurità dell’inverno alla rinascita della fertilità primaverile. San Domenico è anche protettore dai morsi velenosi degli animali selvatici e l’atto del porre i serpenti sulla statua del Santo indica proprio il conflitto che si risolve con la vittoria dell’ordine sul caos. Infatti, al rientro nella chiesa dove alloggia il simulacro del Santo, la statua è spogliata dei serpenti.

L’aspetto folkloristico della festa è notevole, ma in certi momenti si fatica a trovare vera partecipazione religiosa. I più sono a Cocullo per vedere e toccare qualche serpente. Lo scarso interesse per l’aspetto sacro è evidente. Ne è una dimostrazione il fatto che l’insieme dei riti è conosciuto principalmente come “Festa dei Serpari” e non come “Festa di San Domenico Abate”. Il Santo protegge anche dal mal di denti, ma sono pochi quelli che conoscono il significato del gesto rituale protettivo di suonare la campanella della chiesa tirando la catenella con la bocca. Durante le due Messe del mattino molti turisti compiono meccanicamente il gesto imitando il resto della folla. C’è chi chiede: «Perché si deve tirare la catenella con la bocca?»  e, ricevendo spiegazioni sulla protezione dai dolori ai denti, continua «allora resto in fila e suono pure io, tanto un po’ di mal di denti ce l’ho». Il passaggio della giornata dedicata all’Abate ciociaro dal primo giovedì di maggio al primo giorno del mese, ha reso la folla ancora più ingombrante. Coullo conta 215 abitanti ma, quest’anno, la somma record di 20.000 persone ha raggiungimento il piccolo centro abruzzese. In questa calca i pellegrini ciociari, giunti per rendere omaggio con devozione al loro santo e a chiedere “una grazia”, sebbene abbondanti, diventano invisibili. Tuttavia  nel pomeriggio, quando la fiumana è più che dimezzata, i veri devoti al Santo possono omaggiare la statua nel rito più raccolto del bacio del molare del santo. © Diego Funaro

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