L'Italia vista con gli occhi degli italiani

Natale di Roma

Buon compleanno, Roma!

La fondazione di Roma era il momento dal quale si contavano gli anni. In età romana era in uso la sigla “A.U.C.” ovvero Ab Urbe Condita, dalla fondazione dell’Urbe. Successivamente fu sostituita con l’anno zero della nascita di Cristo. Il Romae dies natalis, o natale di Roma, è comunque rimasto nell’immaginario di ogni romano come qualcosa di fondante la propria identità. Dagli anni ’20, per un breve periodo, è stata addirittura festa nazionale, per poi essere ridimensionato a festa comunale. A partire dal 2002 alla festività si sono aggiunte celebrazioni istituzionali come la deposizione di una corona di alloro sulla tomba del Milite Ignoto e il concerto della Fanfara dei Carabinieri. Sono anche iniziate le rievocazioni storiche. Il 21 aprile è l’occasione per molti di riscoprire le origini mitiche e le radici storiche di romani ed italiani.

«La storia di un villaggio divenuto impero deve farci gioire, perché noi italiani siamo gli eredi di tutto questo – ricorda lo scrittore Massimiliano Colombo ai visitatori – a Roma siete circondati da meraviglie che, tuttavia, sono solamente un’immagine sbiadita di quello che fu. Per vedere Roma com’era in età imperiale serve una buona dose di immaginazione». Ad aiutare la fantasia ci pensano i numerosi gruppi di rievocazione storica, mostrando usi e costumi dell’antica Roma, principalmente attraverso la ricostruzione di situazioni della quotidianità dell’epoca. Nulla è lasciato al caso o all’approssimazione. L’abbigliamento, le acconciature, le armi di soldati e gladiatori, sono rifacimenti fedeli, così come il pane e gli strumenti musicali e chirurgici. La passione e lo studio di testi e documenti, fanno di alcuni gruppi come “LegioX Gemina PFD” e “Legio XI” una vera macchina del tempo. L’obiettivo dichiarato è la trasmissione di questa passione per la storia, l’archeologia e l’antropologia. «Lo scopo non è “famo a spadate” come si dice a Roma, ma far appassionare alla storia – afferma Barbara Milioni,  responsabile eventi dell’Associazione Culturale SPQR, nonché ottima gladiatrice  – Se un bambino che assiste a una nostra rievocazione o a uno dei nostri incontri letterari ha voglia, tornando a casa, di leggere un libro, per noi è la vittoria più grande». Molte di queste associazioni, riunite nel consorzio “Pactum”, sono attive tutto l’anno ma durante le celebrazioni del natale di Roma attirano molto più interesse: gli eventi sono tutti concentrati in un arco di tempo ristretto e in uno spazio circoscritto al centro della capitale. Quest’anno nell’area verde di Villa Celimontana, nelle vicinanze del Colosseo e del Circo Massimo, si poteva camminare insieme a centurioni, legionari e pretoriani tra le tende di un castrum, un accampamento militare romano. Qui i soldati hanno mostrato con orgoglio armi e armature, pronti a combattere e a rispondere alle domande dei tanti curiosi. Anche i gladiatori hanno manifestano lo stesso entusiasmo, contribuendo al tuffo nell’antichità grazie a combattimenti (incruenti) davvero realistici. Ma oltre a loro, abbiamo avuto modo di avere una guida particolare: Alberto Angela, invitato dall’Associazione cuturale SPQR. Il noto paleoantropologo ha apprezzato il lavoro svolto: «Quelli di SPQR sono molto bravi! Collaborano anche alle ricostruzioni per i nostri programmi TV, come Ulisse, perché  le rievocazioni sono molto fedeli ed accurate. Ad esempio, gli scudi li fanno come all’epoca, cioè intrecciati all’interno per resistere maggiormente ai colpi che sono violenti anche nelle finzioni. Addirittura nell’ultima rievocazione ne hanno sfasciati quattro». Il divulgatore scientifico si dice colpito positivamente dalla passione e dalla cura degli appartenenti alla Legio X: «Quando entri nel ruolo inizi ad essere pignolo in tutto, dall’anello al tatuaggio. Loro sono veri e propri archeologi sperimentali, non scavano per scoprire il passato, lo indossano. Per questo riescono a capire, per esempio, cosa significhi marciare sulle “caligae”, i sandali che sotto le suole erano chiodati. Siamo abituati ad immaginare i soldati marciare su strade lastricate o acciottolate ma in realtà marciavano sulla terra. Sul lastricato, che non esisteva fuori dalle città, rischiavano solo di scivolare». Angela ci fa notare anche come la “lorica segmentata”, la particolare corazza degli eserciti romani, al pari delle calzature, sebbene in taglia unica, si adattasse a uomini di corporature differenti semplicemente stringendo o allentando dei lacci che permettevano alle strisce di cuoio, come ai segmenti metallici, di aderire ai piedi e al torace. Poi conclude evidenziando l’utilità dei rievocatori storici: «Poter vedere con i propri occhi come si viveva nell’antica Roma è molto più efficace che sentirne solo parlare e questo è utile anche per il mio lavoro. Due persone che vedono la stessa puntata di una mia trasmissione notano molti particolari di cui io non parlo e uno vedrà cose che all’altro sfuggiranno».

Chiamarli “comparse” è riduttivo: sono i personaggi principali del compleanno di Roma e quanti siano lo si capisce solo nel corteo che attraversa alcune tra le più famose aree della Roma imperiale e repubblicana, dal Circo Massimo al Colosseo, passando per via dei Fori Imperiali. Nell’edizione 2012 sono stati 1800, non solo romani, non solo italiani. Numerosi sono stati i gruppi di “Galli”, “Germani” ,“Britanni”, “Daci” e altri “barbari” provenienti da Francia, Belgio, Regno Unito, Germania, Repubblica Ceca, Romania, Polonia, Bulgaria, Georgia, Olanda e altri paesi europei. Ognuno di essi con gli abiti di un determinato momento e di una precisa regione della Roma antica. Il corteo, aperto da Minerva, non si è limitato a sfilare, ma ha proposto danze, funerali, lotte e diverse rievocazioni della Roma che fu.  Suggestivo è stato il passaggio delle Vestali, che hanno profumato la grande arteria stradale con fumo d’incenso, e delle formazioni a testuggine dei reparti armati, che obbedivano ai comandi in latino e marciavano all’urlo ritmico “gradu, gradu”! Nessuno dei rievocatori ama confrontarsi con i figuranti che quotidianamente si fanno fotografare con i viaggiatori ai piedi dell’Anfiteatro Flavio, per sbarcare il lunario. “Loro sono un richiamo per i turisti – afferma un centurione della Legio XI – noi gli abbiamo proposto dei corsi per imparare il latino, la storia e l’inglese, in modo da poter dare spiegazioni ai turisti ed essere in qualche modo regolarizzati”. Dal canto loro questi ultimi, alla luce delle recenti polemiche sulla propria attività abusiva, si dicono fiduciosi di una soluzione positiva, ma non mostrano interesse per le lingue, vive o morte che siano, né per l’accuratezza storica. “Mo la situazione si tranquillizza, già oggi i vigili ci stanno lasciando in pace – ci dice uno di loro con un improbabile costume da soldato romano – vedrai che tra qualche giorno non si parla più di noi”.   © Diego Funaro