L'Italia vista con gli occhi degli italiani

Monaco-Germania

A Monaco sulle tracce degli italiani

La capitale della Baviera tra moderno e tradizione con un tocco di Belpaese.

Se ci chiedessimo quale sia la città più a nord d’Italia, probabilmente penseremmo a qualche comune tra le Dolomiti in Alto Adige – Südtirol. Ufficialmente è lì che si trova la nostra cittadina più settentrionale, dove i confini sono rarefatti alla stessa maniera dell’aria alpina. Invece la città italiana più nordica si trova bel oltre le Dolomiti – almeno per il senso comune dei tedeschi –  cioè Monaco di Baviera. Qui la presenza di nostri connazionali è forte (circa 20.000 persone su un totale di poco più di un milione). Molti arrivarono per lavorare nelle fabbriche; seguirono gli operatori di attività legate alla ristorazione che ora sono proprietari di innumerevoli gelaterie, ristoranti e bar. La storia degli italiani nella regione più meridionale della Germania non è però così recente come si potrebbe pensare, né significa soltanto pasta e pizza. È tra gli edifici storici e religiosi più importanti della capitale bavarese che si trovano tracce italiane significative già dalla fine del 1600, così come nei musei e nel recente passato calcistico del Bayern München, principale squadra calcistica locale.

Marienplatz è da sempre la piazza principale di Monaco. Qui fino ai primi anni del 1800 si svolgeva il mercato; ora trova posto nella adiacente Viktualienmarkt. Al centro c’è la statua della Madonna che da il nome alla piazza, ma ciò che attrae turisti da tutto il mondo è il carillon del Neue Rathaus, il Municipio neogotico che l’imperatore Guglielmo II definì il più bel municipio della Germania. Si tratta del “glockenspiel”, il carillon più grande del paese e tre volte al giorno si aziona (alle 11, 12 e, da marzo a ottobre, anche alle 17) suonando e mostrando un particolare movimento di personaggi che ricordano il matrimonio del duca Guglielmo V e la danza dei bottai per festeggiare la fine della peste nel 1517. Il quotidiano spettacolo del carillon è abbastanza lungo, ma tutti restano col naso in su a goderselo, e la piazza risuona di un “ooooohh!” stupito e ammirato mentre al suo interno passano i cavalieri con le lance per la giostra. La presenza italiana è mostrata da una statua che ha tutte le sembianze di un Arlecchino.

A un centinaio di metri da Marienplatz c’è un’altra piazza importante per i monumenti che vi si trovano: Odeonsplatz, su cui si affaccia la Residenza, il palazzo che ha ospitato duchi, principi e re di Baviera per secoli. Ciò che colpisce l’attenzione è la chiesa di San Gaetano o Theatinerkirche. A costruire l’edificio religioso nella seconda metà del 1600 furono due architetti italiani Agostino Barelli e Enrico Zuccalli. Ad amplificarne il peso il fatto che la chiesa fu commissionata da Enrichetta Adelaide di Savoia e che rappresenta il primo edificio in stile barocco italiano della regione. Inoltre, la chiesa ha come modello Sant’Andrea della Valle a Roma ed è dedicata a San Gaetano poiché egli fu il fondatore dei Teatini, confessori delle corti sia di Monaco che di Torino. La Theatinekirche non è la sola costruita da italiani o con influenze provenienti dalla nostra Penisola, nel centro della capitale bavarese se ne incontrano altre, come ad esempio la parrocchia più antica della città, San Pietro, il cui altare usa come modello quello della Basilica di San Pietro a Roma e la chiesa di San Michele, in prossimità di Karlsplatz.

I “Fünf Höfe” sono cinque cortili collegati tra di loro attraverso una serie di passaggi e galerie commerciali. L’area è stata progettata da Herzog & de Meuron, gli architetti che hanno disegnato anche l’Allianz Arena e lo stadio olimpico di Pechino “Nido d’Uccello” la cui struttura ricorda quella della sfera nel cortile sulla Theatinerstrasse. Qui, in pieno centro, tra edifici religiosi barocchi o neogotici il made in Italy occupa molti degli spazi per lo shopping: non solo le grandi firme della moda, ma anche enogastronomia, con gelaterie e caffè.

Chiaramente a Monaco non si devono cercare solamente legami con l’Italia e con gli italiani. Una passeggiata tra le vie e le piazze del centro porterà molto probabilmente a Karlsplatz, che i monacensi chiamano Stachus perché lì c’era un’antica trattoria la “Zum Eustachius”. Qui turisti e residenti si ritrovano per fare compere, e in estate anche solo per rinfrescarsi dalla canicola passando attraverso la fontana che occupa la parte centrale della piazza; praticamente un piccolo parco acquatico nel cuore della città dove anche gli adulti tornano bambini per qualche minuto.

Ci si diverte molto con l’acqua e con gli sport acquatici, in modo particolare col surf, nonostante l’enorme distanza tra la Baviera e il mare. Centinaia di surfisti sfidano la corrente del fiume Eisbach all’interno del più grande parco della città, l’”Englischer Garten” (Giardino Inglese). Gli appassionati arrivano da tutta la Germania e da altri paesi d’Europa per sfidare l’onda artificiale nei pressi della Prinzregentenstrasse e lo fanno uno alla volta (il fiumiciattolo in quel punto è largo appena 15 metri) mettendosi ordinatamente in fila. La corrente non è la sola sfida per gli sportivi, infatti sono previste multe salate a chi pratica questo sport nell’’Eisbach, e non sono mancati alcuni incidenti anche mortali, ma gli appassionati aumentano di anno in anno e alcuni turisti scelgono Monaco proprio per il surf fluviale.

L’Olympiapark, poco distante dall’Englisher Garten fu costruito in occasione delle Olimpiadi del 1972. Si tratta di una grande area verde che contiene lo Stadio Olimpico, diverse piscine e strutture per altri sport indoor, tutto coperto da una struttura semitrasparente che ricorda l’acqua increspata. Oltre che per i professionisti questo parco è divenuto un punto di ritrovo per sportivi di ogni età, che possono godere di un luogo verde e ottimamente attrezzato a pochi minuti dal centro della città per praticare attività dalle più note alle più insolite come il curling. L’Olympiapark ogni estate è la sede del “Sommerfestival”, durante il quale si svolgono concerti e gare sportive più disparate.

Il BMW Welt è una grande struttura tra il giardino inglese e il parco olimpico ed è formata da diversi edifici in cui vengono costruite e assemblati i mezzi a motore della casa bavarese. Qui ci sono anche altri edifici che compongono gli spazi museali. Vi è narrata la storia della compagnia, con esposizioni di numerosi mezzi tra automobili e moto. Nel museo della BMW oltre alle automobili ci sono videogiochi, zone interattive, spettacoli motociclistici e si può testare la comodità di un buon numero di mezzi. Osservando l’ingresso del museo dall’alto del grattacielo con gli uffici o dalla vicina torre dell’Olypiapark si nota che vi è stampato il marchio della celebre fabbrica motoristica.

Nel Tierpark Hellabrunn, lo zoo di Monaco, proprio non ci si aspetta un legame con l’Italia. Il bioparco – che quest’anno festeggia 100 anni – viene citato da Caparezza nella canzone “Bonobo power”: “Durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale i bonobo dello zoo di Hellabrunn morirono di spavento. Alle altre scimmie non accadde nulla”. Questo spazio rappresenta il primo tentativo al mondo di costruire un Geo-zoo in cui si imita il paesaggio e la distribuzione geografica di differenti specie animali che, fatte salve le ovvie eccezioni dei predatori e di animali che solitamente si isolano dagli altri, vivono in complesse comunità.

Il castello di Nymphenburg, incredibilmente nel territorio urbano, da la possibilità di perdersi tra edifici meravigliosi ed un parco con laghi e canali su cui abbondano i cigni. Nymphenburg è legato come la chiesa di  San Gaetano ai nomi di Enrichetta Adelaide di Savoia e di Agostino Barelli. La reggia è, infatti, un dono che fece il principe Ferdinando Maria alla principessa nel 1662 e il progetto è di Agostino Barelli. Gli edifici cubici che danno forma alla reggia imitano le ville suburbane piemontesi del XVII secolo. Per il primo aspetto del giardino il modello seguito fu quello della Palazzina Venaria di Torino, del fratello di Enrichetta Adelaide, Carlo Emanuele II. L’arte italiana all’interno del castello è presente anche nei dipinti di Antonio Zanchi, Stefano Catani e Antonio Domenico Triva. Le statue dell’immenso giardino sono anch’esse per così dire “italiane” perché costruite con marmo di Sterzing – Vipiteno, piccola città che oggi si trova in territorio italiano. Il castello subì molti ampliamenti e ristrutturazioni, che lo hanno portato alla sua forma attuale. A mutare sono stati soprattutto i giardini che, quando la Baviera divenne regno nel 1806, furono trasformati in un parco naturale e paesaggistico.

Le 3 pinacoteche di Monaco (Alte Pinakothek, Neue Pinakothek e Pinakothek der Moderne) espongono famosi dipinti. Molti sono opera di artisti italiani del calibro di Leonardo da Vinci. Ovviamente non sono musei dedicati solamente a pittori italiani, ci sono opere – tra gli altri –  degli impressionisti francesi, di Rubens, di Van Gogh e Warhol. Ciò che tuttavia colpisce è l’impressione di viaggiare attraverso l’Italia dei secoli scorsi che si ha in tante sale della Neue Pinakothek. Numerosi pittori tedeschi e non solo hanno ritratto paesaggi, volti e monumenti in Italia. Tra i soggetti preferiti ci sono il folklore, le “fraschette” dei Castelli Romani, ma non mancano vedute dell’Umbria, del porto di Palermo o allegorie, come quella di Johann Friedrich Overbeck dell’Italia e della Germania. Una curiosità rende la Alte Pinakothek ancora più “italiana” le pareti delle sale sono dipinte di rosso o verde con soffitti bianchi. Guardando da una sala all’altra il richiamo alla nostra bandiera è evidente.

La fontana Erich Shulze è uno dei tesori nascosti della capitale bavarese. È opera delo scultore di Monaco Albert Hien e si trova in uno spiazzo pedonale accanto alla Rosenheimerstrasse, dove ci sono gli uffici della GEMA (l’equivalente tedesco della nostra SIAE e fondata da Erich Sulze) e il centro culturale Gasteig, sede di biblioteche, sale da concerto e del Richard Strauss Konservatorium. La fontana – che sintetizza in maniera simbolica il fatto che il quartiere sia legato alla musica – è una particolare fusione di tre strumenti: un pianoforte a coda senza coperchio, una tuba e, dopo che il corso dell’acqua scorre sotterraneo, un terzo strumento  a fiato al centro di un cortile a pochi passi. I due spazi sono estremamente tranquilli e chi vuole leggere un libro per piacere o per studio si accomoda sulle panchine. La forma particolare della fontana e la calma del luogo lo hanno reso anche un’area ideale per i genitori che portano i bambini a giocare all’aperto.

Le stazioni della metropolitana monacense detta “U Bahn” sono il luogo dove meno sembra di essere in Italia: puntualità ed efficienza sono tipiche tedesche e percorrendone le fermate si ha l’impressione di essere all’interno di un’opera d’arte. È il caso, ad esempio, della stazione  “Moosach” lungo la linea U3 che proprio qui termina la sua corsa. Le sue pareti sono bianche colorate da gigantografie di particolari di piante, fiori e insetti del quartiere. Ad immortalarli è stato l’artista bavarese Martin Fengel che in questa maniera ha voluto mostrare la vicinanza della città con la natura e la rinascita primaverile. Questa stazione è la centesima e più recente dell’intricata rete del trasporto pubblico cittadino ed è stata inaugurata a dicembre del 2010.

Il concetto di eleganza a Monaco come nel resto della Baviera è più ampio di quello a cui siamo abituati in Italia. Il massimo dell’eleganza è dato dagli abiti tradizionali regionali i “Trachten”, rispettivamente “Drindl” per le donne e “Lederhosen” per gli uomini. L’importanza che questi abiti hanno in Baviera è paragonabile a quella dei Kilt per gli uomini scozzesi. L’attaccamento alle tradizioni è così forte che ogni bavarese ha un minimo di due “Lederhosen” uno con pantalone corto sopra il ginocchio e l’altro con pantalone lungo. Inoltre la diffusione dei “Trachten” è tale che si incontrano frequentemente persone di ogni età in “Tracht” e nei luoghi più diversi, dallo sportello di banca al mercatino. La moda si è diffusa talmente tanto che capita di imbattersi in ragazze che portano con naturalezza i maschili “Lederhosen”.

Monaco: sulle tracce degli italiani

Moltissimi turisti giungono a Monaco principalmente per gustare la birra bavarese, in particolare durante la celebre “Oktberfest” che lo scorso anno ha festeggiato il bicentenario. Servita in boccali da un litro detti “Mass” o in flute da mezzo litro, quando si chiede un bicchiere “piccolo”, la birra è largamente consumata tutto l’anno. Le birrerie sono molto diffuse in tutta la città. Spesso sono all’aperto e sono chiamate “Biergarten”. L’ Hofbräuhaus, che s trova in un’antica palazzina nel quartiere Platzl a pochi passi da Marienplatz è la birreria più antica di Monaco. È nata nel 1589 nella corte del duca Guglielmo V ed è stata trasferita nella zona attuale nel 1897. Questa birreria è di rilevanza storica anche perché vide incontrarsi negli anni esponenti politici di gran peso. Tra questi la figura ingombrante di Adolf Hitler che nel 1921 all’interno del grande salone al pianterreno tenne un discorso importante per la sua scalata al potere. Oggi l’atmosfera è rilassata e allegra, con lunghi tavoli ai quali sedere in compagnia di amici di vecchia data o di sconosciuti con cui brindare e scambiare qualche parola allietati dall’orchestrina in “Tracht” e circondati da affreschi dal sapore di inizio Novecento.

© Diego Funaro