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Biella

Destinazione Biella

Biella per chi non la conosce, probabilmente fa pensare a un’imprecisata zona industriale in Piemonte. Almeno questo e poco più è quello che a molti è stato insegnato a scuola. L’industria tessile, in effetti, è tutt’ora un importante forza trainante del biellese che, però, offre molto altro a chi voglia conoscerne l’atmosfera.

Per il blog tour #destinazionebiella la prima tappa è stata proprio una visita a Casa Zegna, a Trivero. Il museo sorge nelle immediate vicinanze del lanificio e ospita, oltre ad abiti di diverse epoche e lane di svariati tipi e in diversi stadi di lavorazione, l’archivio storico, laboratori e mostre temporanee. Abbiamo avuto modo di scoprire come accanto alla ricerca dell’eccellenza nel campo della lana, già più di un secolo fa, Ermenegildo Zegna avesse in mente il sogno di rendere migliore il territorio in cui vive l’azienda e migliorare così anche la vita di dipendenti e collaboratori. L’industriale concretizzò le sue idee, piantando oltre 400.000 conifere e innumerevoli rododendri nell’Oasi Zegna, ampia zona alpina aperta a tutti in cui godere del paesaggio, svolgendo diverse attività: dallo sci alle ciaspolate in inverno, alle escursioni e mountain bike nei mesi non innevati. Il fondatore del lanificio fu anche un uomo in grado di cogliere le opportunità nei momenti critici, non solo per sé, ma per tutti i suoi dipendenti. Infatti, durante la seconda guerra mondiale, per compensare i cali di produzione e la conseguente disoccupazione di molti operai, iniziò la costruzione della “Panoramica Zegna” una strada provinciale di quasi 45 chilometri che giunge da Biella fino in montagna, impiegando nei cantieri i suoi stessi operai tessili. [continua dopo le foto]

Dal primo impatto con l’anima industriale dell’area, è solo apparentemente complesso il passaggio verso altre facce di questa zona ricca di tesori nascosti. La tradizione enogastronomica e i prodotti tipici sono stati una piacevole scoperta. I formaggi sono stati i protagonisti di ogni tavolata, come nella prima cena nell’hotel Bucaneve o nel pranzo alla Cascina la Noce. Toma, maccagno ed erborinati hanno accompagnato polenta e confetture o sono stati degustati con del buon vino come il Canavese Nebbiolo. Interessanti e confermate dai sapori sono state le informazioni sul metodo di produzione di questi prodotti, ad esempio sfruttando la naturale produzione di latte degli animali, senza stressarli e sfruttarli oltre le loro possibilità, come invece avviene con i metodi industriali. A conclusione del pranzo alla Cascina la Noce, oltre a dolci fatti in casa con prodotti biologici a km zero, ci è stata offerta una meravigliosa grappa. Quest’acquavite è prodotta sul posto con un distillatore di rame che sfrutta la complessa e delicata tecnica “a bagnomaria alla piemontese”.

Per passare dal profano al sacro, bastano pochi chilometri da Biella. Precisamente a Oropa, a 1.162 metri di altitudine, sorge un imponente santuario, patrimonio UNESCO, che architettonicamente rimanda ad atmosfere francesi, rievocando la grandeur settecentesca d’Oltralpe. Si tratta del Santuario della Madonna nera di Oropa, il principale complesso devozionale mariano delle Alpi. Alla monumentalità di questo luogo sacro hanno contribuito alcuni tra i più importanti architetti sabaudi come Arduzzi, Beltramo, Bonora, Galletti, Gallo, Guarini e Juvarra. La lunga evoluzione del Santuario scorre tra il IV secolo, quando Sant’Eusebio avrebbe portato qui dalla Palestina la statua della Vergine, e il 1960, anno della consacrazione della Basilica Superiore, che con la sua cupola domina tutto il complesso e la valle sottostante. Il cuore di tutto il complesso è la seicentesca Basilica Antica. Questa struttura di pietra scura, che contrasta con il chiarore dei successivi edifici del Santuario, sorge dove anticamente era la chiesa di Santa Maria e in modo simile alla Porziuncola di Assisi, valorizza e protegge una piccola chiesetta antica: il Sacello Eusebiano, che da sempre conserva la statua della Madonna. L’insieme degli edifici non è formato solamente da chiese, ma comprende anche un museo dei tesori che ospita preziosi oggetti devozionali ed ex voto, oltre a dipinti, gioielli e progetti architettonici. Tutti oggetti legati alla storia del luogo sacro. Nei corridoi del palazzo che accoglie il museo, è facile notare come molti sportivi testimonino la loro devozione a questo santuario. Troviamo, infatti, molte maglie di calciatori come Gilardino del Milan, che ringrazia per la vittoria della Champions League, oltre a maglie di atleti provenienti dagli sport più disparati.

Se non basta l’immersione nell’imprenditoria, nel mangiar bene e nella religione, attorno a Biella si può anche vivere il Medio Evo. Infatti a Candelo c’è il “ricetto” meglio conservato d’Italia. Per capire cosa sia un ricetto possiamo percorrere due vie: la prima è quella etimologica. La parola deriva dal latino receptum e sta a indicare un rifugio. La seconda via è per chi abbia familiarità con Tolkien e il Signore degli Anelli. Il ricetto, è una cittadella fortificata in cui erano conservati beni di prima necessità sia della popolazione, sia del signorotto. Le costruzioni che normalmente erano adibite a magazzino, durante gli attacchi nemici diventavano anche abitazione per gli abitanti di Candelo. Tornando a Tolkien, appare evidente l’analogia con il Fosso di Helm che offre riparo agli abitanti di Rohan. E in questa cittadella medievale, dietro le mura e tra le stradine di ciottoli chiamate rue (con chiara derivazione dal francese), si ha continuamente l’impressione di camminare in un romanzo fantasy o in un libro di storia. Un’ottima guida ci ha aiutato a immergerci ancora di più nel periodo in cui il ricetto è nato, spiegandoci come vivevano le persone dell’epoca: evitando l’acqua, senza calzature, con abiti di tela marrone (a parte i nobili e i signori) a cui si potevano cambiare le maniche e che indossavano sempre, cambiando solo le “braghe di tela” chiamate “mutante”.

Solo passando qualche giorno in un luogo ci si rende conto di come l’immagine che se ne ha prima del viaggio sia spesso lontana dalla realtà. Come diceva Sant’Agostino: “il mondo è un libro e chi non viaggia ne legge una pagina soltanto”. Di questo libro, l’Italia rappresenta un capitolo meraviglioso che solo viaggiando si può apprezzare a pieno. E di questo capitolo, il biellese è un paragrafo da non saltare assolutamente. ©Diego Funaro