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India: Capodanno con Pasolini

India: Capodanno con Pasolini

Foto e testo: Mario Fracasso

A 38 anni, pochi giorni prima del Capodanno 1961, Pier Paolo Pasolini atterra in India. Un viaggio di un mese e mezzo in compagnia di Alberto Moravia e Elsa Morante.
Il pretesto è l’invito al congresso in onore del poeta e scrittore indiano, premio Nobel per la Letteratura nel 1913, Rabíndranáth Thákhur (Tagore). Ma Pasolini non era tanto interessato alle celebrazioni, quanto alla conoscenza di un mondo molto diverso da quello da cui proveniva. Proprio come usava fare nelle borgate romane, scende in strada a cercare la vera vita dell’India e delle persone che la popolano.
Come spiega lui stesso, in un passaggio di uno degli articoli che pubblicò al suo rientro sul quotidiano Il Giorno, quelle poche settimane non gli furono sufficienti a farsi un’idea precisa dell’India e i suoi articoli, raccolti poi nel libro, L’odore dell’India,  sono solo appunti personali. Una specie di autobiografia dei giorni spesi passeggiando tra i “piccoli indianini” nelle città di Agra, Aurangabad, Bombay, Calcutta, Dely, Gwalior, Khajuraho, Orchha: un resoconto delle sue impressioni e sensazioni, di ciò che vedeva e pensava e di come reagiva a ciò che gli accadeva.

Erano gli anni Sessanta e il Subcontinente Indiano era ancora un luogo sconosciuto agli Italiani, un estero ancora troppo lontano. Per questo lo sguardo di Pasolini è ancora “vergine” e lui si limita a vivere in quel nuovo mondo con tutti i sensi all’erta e, anche se alcuni suoi giudizi, oggi, potrebbero sembrare banali, è grazie a lui (e a Moravia che parallelamente scrisse degli articoli per il Il Corriere della Sera, raccolti poi nel libro Un’Idea dell’India) che il pubblico italiano iniziò a conoscere questo “mondo” così lontano, ad assaggiare per la prima volta l’India.
Nelle sue passeggiate, soprattutto notturne, tra catapecchie e botteghe, templi e processioni, vacche e taxi, spazzatura, morte, miseria e sorrisi, sguardi colmi di gentilezza e occhi che parevano iniettare tutta la dolcezza di cui erano capaci, Pasolini vagava come «un segugio dietro la peste dell’odore dell’India». Alla fine, quando riparte, è «grondante, bagnato, sporco di pietà» per un mondo di miseria in cui immagina, però, sia bellissimo vivere perché «manca completamente di volgarità».
Un’esperienza così forte segna la vita dell’autore e colma il vuoto del suo passaggio da scrittore a regista. Nei mesi successivi al suo rientro, infatti, trova l’ispirazione e l’energia giusta per produrre  il primo film: Accattone. Nel 1967, dopo un secondo viaggio nel Subcontinente, la sua esperienza indiana si tradurrà in un documentario, Appunti per un film sull’India, presentato nel ’68 anche alla Mostra del Cinema di Venezia.
Pier Paolo Pasolini morirà, poi, nel 1975: esattamente 38 anni fa. ©Mario Fracasso

Guarda il Documentario girato da Pasolini

 

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