L'Italia vista con gli occhi degli italiani

Lo Stadio dei Marmi e la filosofia dello sport

Alcune delle statue di marmo dello stadio Pietro Mennea

L’attesa è un incantesimo. Diceva il filosofo della parola. Era un francese.

Ma l’attesa, si dirà, è una parola assente nel freddo del marmo, come nel caldo del marmo.

Parola in potenza, non detta, che presuppone un “via!” al gesto, al movimento. Ma questo marmo è immobile quanto muto, aspetta qualcosa o qualcuno? che fa? È appunto in attesa. Il marmo stesso è una parola immobile o un silenzio in movimento. Sì, perché questi uomini di marmo (o son dei?) stanno per muoversi, sono nell’istante prima, tra il bianco e il nero, lo stato e la dinamica. In attesa. In un incantesimo.

Dettaglio del lanciatore del disco allo stadio dei Marmi

Ognuno di loro, con la palla, con l’arco, con il disco, nell’infilarsi i guanti, nel mirare l’obiettivo con gli occhi fissi, ognuno si trova nell’istante prima.

Nella premonizione del gesto. In un pre-momento, in ciò che precede.

Vi è la pre-visione del gesto atletico, della traiettoria, del millimetrico lancio, dello spostamento sottile del peso per perseguire il migliore dei risultati.

La pre-stazione sportiva è tutta nell’istante che precede l’esplosione muscolare. La perfetta levigatura del marmo la disegna pulsante.

Gigantesche statue di marmo circondano gli spalti dello stadio Pietro Mennea

La pre-parazione atletica è il lungo corso del corpo, che si genera e si migliora e si gonfia e si elasticizza per ottenere il premio. Ancora un pre.

La pre-stanza fisica incombe sugli avversari, si mostra ai bordi dello stadio, è la cornice dello sforzo e dello sfarzo che lo sport annuncia e propone e prepone alla gioia del vincitore.

Il traguardo, curiosamente, è un tra, né un pre né un post. Come dire che si trova nel mezzo di un percorso (non pre-corso) di cui nulla sappiamo prima (il prima è un pre) e nulla ricorderemo dopo, alla ricerca di un nuovo traguardo. Così è la gara, così è lo sport: essere sempre in mezzo alla competizione, alla lotta, al gioco, alla guerra, all’agonismo.

Lo stadio dei Marmi è circondato da alte statue bianche

Mai alla fine, mai all’inizio. Semmai al “via!”, quello per cui sono in attesa le statue di marmo attorno allo stadio.

E qui, senza che nessun intralcio alla vista ci possa rendere inutilmente ciechi, vediamo

nella fermezza della pietra la tensione del gesto, il gesto stesso, nella sua potenza e nella sua potenzialità (inespressa), sentiamo e comprendiamo il pensiero di quel gesto, l’intenzione. Ecco la filosofia della pietra: l’intenzione. Il pensiero del marmo: l’attesa. Il sentimento della durezza: la forza immobile.

Percepiamo vita in questa immobilità, perché immobile non è, almeno ai nostri occhi. È questa la via del marmo. ©Guido Bosticco

 

 

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