L'Italia vista con gli occhi degli italiani

Echt kölnisch wasser – La vera acqua di colonia

Foto e Testo: Valerio Pompilio

“Ho trovato un profumo che mi ricorda un mattino di primavera italiano, i narcisi di montagna, i fiori di Arancio subito dopo la pioggia. Che mi rinfresca, rinvigorisce i sensi e la fantasia.”

L’Eau de Cologne è un profumo al quale è stata attribuita una denominazione di origine protetta che ne lega la produzione originale a Colonia, la città tedesca dove nacque. Un nome francese per un prodotto tedesco, che sembra abbia origini italiane. Un intreccio internazionale che riporta indietro nel tempo.
Quel profumo, che ricordava un mattino di primavera italiano, infatti, rinvigoriva i sensi e la fantasia di Giovanni Maria Farina, profumiere italiano nato nel 1865 a Santa Maria Maggiore in Piemonte, ma che fece le sue fortune in Germania. Lo scriveva in una lettera al fratello nel 1708.

L’azienda dei fratelli Farina aprì ufficialmente a Colonia nel 1709. Le merci commerciate erano definite come Französische Sachen – Roba Francese e, oltre ai profumi, comprendevano oggetti di lusso tra cui parrucche, sete e gioielli. Essendo immigrato, Farina poteva occuparsi di tutto ciò che era al di fuori dal monopolio delle corporazioni della città, che impedivano ogni forma di concorrenza straniera. Il successo arrivò grazie a una grande rivoluzione nel campo della profumeria: l’utilizzo dell’alcool al posto di spiriti di vino o acquavite. Persino Napoleone faceva uso di questo nuovo profumo. Si narra che ne consumasse una bottiglietta al giorno e che i costi di un singolo flacone si aggirassero sui 6 mesi di stipendio di un impiegato. Lo stesso Farina prima di morire scrisse: “non vi è in Europa alcuna casa reale o imperiale che io non rifornisca”. Dedicò la sua creazione alla città che l’ospitò, Colonia appunto. Il nome era stato scelto in Francese perché era la lingua delle corti, dei nobili e del commercio.
Oggi il nome Eau de Cologne denomina una categoria di profumi e non più unicamente la creazione di Farina, che dal 1874 è conosciuta come Johann Maria Farina gegenüber Jülichsplatz.

Ma che la storia di questo profumo non sia così semplice è evidente appena si arriva nell’Hauptbahnhof di Colonia. La stazione principale, sembra una grande ampolla piena di profumi ed essenze diverse: l’odore pungente di una sigaretta, il profumo invitante di wurstel e curry, il lieve aroma di dolci e le infinite varietà di essenze di uomini e donne, migliaia di turisti, studenti e lavoratori che si accalcano. Mentre una voce registrata si diffonde attraverso gli altoparlanti ad attirare l’attenzione è una grande scritta luminosa, color oro e blu che domina dall’alto: N°4711 – “Echt kölnisch wasser” – “La vera acqua di colonia”.
A meno di un chilometro dalla stazione centrale, sotto il colonnato di un elegante palazzo, nella Glockengasse, vi è il negozio e casa natale del profumo “N°4711”. Le grandi vetrate non lasciano spazio all’immaginazione. All’interno si rimane colpiti dal forte odore di profumo che sgorga senza fine, come fosse acqua, da una fontana alla quale i turisti attingono un poco della sua fragranza.
Ci sono semplici ma eleganti scaffali sui quali sono esposti i prodotti. Sopra le casse, su una parete composta da decine e decine di flaconi vuoti è posto il grande marchio N°4711. Un’elegante scala porta a un soppalco dietro il bancone dove, in poche vetrine, vengono esposti flaconi storici e pochi altri oggetti come un libro e un paio di quadri che raccontano il passato del profumo.
Secondo la versione ufficiale dall’azienda N°4711, tutto ebbe inizio con la formula di un’aqua mirabilis donata nel 1729 come regalo di nozze al mercante tedesco Wilhelm Mülhens da un monaco cartesiano.
Le aquae mirabiles erano utilizzate anche in materia di medicina e, quando Napoleone decise che tutte le formule dei medicinali dovessero essere rese pubbliche, il mercante tedesco, per preservare la segretezza della sua, la dichiarò prodotto per uso esterno. Successivamente Mülhens in persona proclamerà la sua aqua “echt kölnisch wasser”, “La vera acqua di colonia”. In questo modo renderà nota ovunque la sua azienda tanto da definirla il numero del mondo. Inoltre, il mercante tedesco fu tra i primi a creare un’etichetta colorata, blu e oro, mentre prima erano unicamente usate etichette con caratteri in bianco e nero. A conclusione della storia si dice che a scrivere il fatidico numero fu un soldato francese, che, incaricato di dare numeri civici alle abitazioni, non smontò dal suo cavallo, ma scrisse il numero e cavalcò oltre.

Attualmente la casa N°4711 è il brand maggiormente riconosciuto, ma la personalità dell’Italiano G.M. Farina aleggia sulla città. Il suo nome, insieme a una sua rappresentazione, nel 2009, è stato inciso sulla torre del vecchio municipio in Heumarkt, la vecchia piazza del mercato del fieno. A fargli compagnia vi sono le statue di molti personaggi illustri che hanno reso onore e fama alla città.
Se si visita il Museo del Profumo Casa Farina, si viene accolti con garbo e da una spruzzata di Mattino Italiano di Primavera. Poi, nel silenzio della sala d’attesa, piena di ritratti di discendenti della famiglia Farina e vetrine con libri, disegni e antiche boccette di profumo, una porta si apre e insieme a Giulia, guida italiana, entra un uomo truccato alla maniera settecentesca, con una gran parrucca bianca e un elegante vestito verde scuro con ricami d’oro. Si avvicina sorridendo, con movimenti lenti e precisi, parla tedesco scandendo le parole e si presenta come Johann Maria Farina.
Marek, attore di professione, racconta la storia del profumiere italiano e della sua creazione. Secondo la sua versione, il nome Eau de Cologne divenne di uso comune dal 1797 quando Napoleone introdusse la libertà di commercio sul Reno, sciogliendo le corporazioni e dando libero accesso al commercio. Tutti erano a conoscenza del successo riscosso dal profumo di Farina e in breve tempo nacquero una nutrita concorrenza e numerosi plagi che portarono sul mercato una gran quantità di nuove aquae simili. Questi profumi nascevano e morivano in brevissimo tempo creando confusione e l’italiano non riuscì a mantenere la proprietà sul nome originale, Eau de Cologne. La ricetta rimase sempre segreta, ma imitatori e contraffattori erano interessati soprattutto a possedere il nome Farina che permetteva di vendere facilmente ogni prodotto. Marek e Giulia spiegano che tra i vari plagi solo uno è rimasto fino a oggi: quello ad opera della casa “N°4711”. Parlando degli avversari l’attore, come fosse Giovanni Maria Farina in persona, si infervora: «Sie schämen sich dass sie nichts Festes in der Hand haben und lügen» – «Si vergognano di non avere nulla in mano e mentono».
La disputa sulla nascita dell’originale Eau de Cologne è aperta. Sembra, infatti, che nel 1803 Mülhens firmò un contratto con un tale Carlo Francesco Farina, in nessun modo imparentato con il profumiere italiano, per acquisirne il cognome. Nel contratto venne scritto che questo C.F.Farina rese anche nota la ricetta segreta dell’Eau de Cologne a Mülhens.
La legge sulla protezione del marchio di fabbrica venne deliberata a Colonia solo nel 1874 e il primo marchio registrato fu “Johann Maria Farina gegenüber Jülichsplatz”, l’attuale marchio del profumo creato da G.M.Farina. Dopo questo editto fu proibito a Mülhens di usare o vendere il nome Farina e così il mercante tedesco dovette utilizzare il nuovo “N°4711”.

Per avallare le sue tesi, Marek prende una stampa plastificata. L’attore, che non recita più, si fa serioso e mostra l’immagine in cui un soldato francese a cavallo scrive il numero civico 4711 sul muro della Glockengasse. Sullo sfondo si vedono le torri del duomo di Colonia. Marek però chiarisce che all’epoca non furono i francesi ad assegnare il numero civico alle abitazioni e che da lì non si può vedere il duomo, né le sue torri, e che, nell’epoca rappresentata nell’immagine, il duomo aveva solo una torre completa.
La stampa è simile al quadro esposto nelle vetrine del negozio del N°4711, nel quale è rappresenta la stessa situazione ma, sullo sfondo, il duomo non ha le torri. «Nel quadro», spiega la responsabile della Glockengasse, Monika, «il duomo è in costruzione» e per questo non ci sono riferimenti a una torre completa.
Per chiarire meglio, Monika racconta che Mühlens usò inizialmente il nome Farina solo perché il monaco che gli donò la formula si chiamava Farina e che quindi non c’è alcuna connessione tra le due case e nessun tentativo di plagio. In ogni caso, per la casa N°4711, il termine ”Originale” «significa solo che la manifattura chiave viene eseguita a Colonia. Cosi tutti potrebbero chiamare il proprio profumo “Echt Kölnisch Wasser” e noi non abbiamo nessuna esclusiva per usare questo attributo».

Oggi, uscendo dal negozio, su una vetrina laterale, si vedono riflesse le punte delle torri del duomo. Curioso.
Ovviamente nessuna delle due case cede alla versione dell’altra e la vera origine dell’Acqua di Colonia rimane controversa. Nella Storia resta, comunque, la vicenda di un italiano emigrato nel XVIII secolo che ha fatto di intuizione e talento un successo mondiale. ©ValerioPompilio

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