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Titoli di coda a Cinecittà?

È sempre stata una fabbrica di sogni, ma da tempo ha perso l’antico smalto. Da anni Cinecittà sta vivendo una fase delicata. Al suo interno potrebbe essere costruito un hotel con centro benessere, togliendo spazio a studi e set. Così numerosi tecnici e operai di uno dei simboli del made in Italy rischiano il posto di lavoro.

La loro storia ci dice che nel 2008 da dipendenti di Cinecittà Studios furono separati in due gruppi ciascuno facente capo a una ditta differente, da una parte la post produzione, dall’altra il resto degli addetti. Ora la situazione e nuovamente mutata. Tra i progetti che coinvolgono Cinecittà, si parla anche della nascita di un parco a tema lontano dagli storici studios della via Tuscolana. Una specie di Gardaland del cinema sulla via Pontina. Per molti di dipendenti il futuro sarà da precari all’interno del nuovo parco. Altri saranno assunti a tempo determinato da una società satellite degli Studios . Una nutrita rappresentanza di questi nuovi precari sta protestando in maniera pacifica, semplicemente chiedendo una firma per una petizione e occupando una piccola striscia di terra accanto agli ingressi degli stabilimenti cinematografici. «Dal 4 luglio siamo in sciopero e praticamente viviamo qui» dice un operaio indicando gli studi. È lontano dalla famiglia, ma sembra sentirsi davvero a casa nei cinestudi. Così come tutti gli altri scioperanti. «Il nuovo piano industriale? è semplicemente un piano cementificazione che prevede di smantellare strutture per il cinema per fare posto a parcheggi, alberghi e spa, noi restiamo a presidiare in attesa di un tavolo per le trattative». Dall’altro lato, Abete – presidente degli Studios – afferma di avere intenzione solo di migliorare alcuni aspetti degli stabilimenti, creando – è vero – posti auto e strutture ricettive, ma soltanto per le troupe che opereranno negli studi romani.

Passeggiando tra i set all’aperto si ha l’impressione di una struttura tutto sommato operativa, sebbene non come ai tempi in cui lo Studio 5 era chiamato Studio Fellini. Sono comunque d’effetto i set all’aperto come quello di Gangs of New York che sono ancora utilizzati, anche con sostanziali modifiche, e che trasformano gli States in Francia o Italia, per non parlare di uno dei più grandi come quello della fiction televisiva Roma. «Speriamo che gli studios tornino a fare cinema – è la voce di uno degli occupanti – perché il cinema non è davvero in crisi». ©Diego Funaro

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